Ep.4 – Contenuti extra: Cerignola e Casa Di Vittorio

Dalla quarta puntata di INSIEME Braccianti di ieri e di oggi”:

Qui a Cerignola ci troviamo proprio a Casa Di Vittorio.

Che non è una casa con muri di mattoni e un tetto.
Si tratta infatti di un’Associazione locale, nata per mantenere la memoria del grande rappresentante, politico e sindacale, nel suo territorio di origine.

Le attività dell’Associazione si concentrano soprattutto nelle scuole, per avvicinare i giovani cerignolani alla storia dei loro genitori e dei loro nonni.
Ospitata all’interno della biblioteca comunale, l’Associazione vanta una ricchissima libreria tematica. Qui siamo circondati da foto, ritagli di giornale e libri, tantissimi libri, tra cui anche quelli regalati da Baldina Di Vittorio, l’amata figlia.

Nella prima foto è ritratta la copia della lettera manoscritta che Di Vittorio spedì al Conte Pavoncelli, per rifiutare il cesto natalizio inviatogli dal latifondista, mentre lui era già senatore.
Di seguito il testo:

Egregio Sig. Preziuso.
In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato.
Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato.

Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente – come il nostro – ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti.

Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà.
E’ necessaria – e Lei lo intende – anche l’onestà esteriore.
Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi repugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia – sia pure nobilissima come quella in parola – si ricamerebbe chi sa che cosa.
Si che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento.
Vorrei spiegarmi piu’ lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s’intuisce.
Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati.

Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.

La foto di copertina, invece, è tratta da “La memoria che resta” di G.Rinaldi e P.Sobrero.

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