Ep. 1 – Contenuti extra: la polka chinata

Intorno al 12° minuto della prima puntata “Il teatro e le masse” si sente un brevissimo spezzone di un ballo della tradizione bolognese: la “Polka brillante” di Leonildo Marcheselli, eseguito dal vivo per l’occasione, dal figlio Marco con il suo organetto.

Nasce da questo regalo dei fratelli Marcheselli, Marco e Paolo, la felice collaborazione che li ha portati ad animare la serata di presentazione di INSIEME con le musiche della Filuzzi.

La “filuzzi“, storicamente, è un tipico modo di ballare il liscio “alla bolognese”: un misto tra le figure classiche della danza e le vecchie figure dei balli staccati della provincia, come le manfrine, i tresconi, i ruggeri. In varie parti d’Italia si ebbe questa caratterizzazione (folk romagnolo, il liscio piemontese…), a Bologna la filuzzi si distingueva per la ricerca di acrobazie e piroette e il caratteristico frullone, una serie di giri in pivot rigorosamente effettuata a sinistra, che chiudeva ogni porzione (o parte) del brano musicale.

Nel secondo dopoguerra la Filuzzi era il passatempo tipico dei bolognesi che dopo 5 anni di guerra e di disastrosi bombardamenti volevano tornare alla vita.
Leonildo Marcheselli seppe interpretare e dare forma a questa necessità impellente, animando per oltre 30 anni le sale da ballo e le feste bolognesi e continuando a scrivere e suonare nuove melodie musicali.

Con questo organino – amava dire – ho catturato le note giuste per far ballare la gente di Bologna nella maniera migliore

Un compositore, non solo esecutore, che scriveva in funzione delle movenze dei ballerini, inventando anche una nuova postura del musicista, con la gamba alzata su cui posava l’organetto, a suggerire il movimento, la velocità, il dinamismo della nuova musica.

Fra tutti, un ballo in particolare faceva parte del repertorio di Leonildo Marcheselli: la polka chinata o “a chinéin”, in cui le parti in frullone vengono eseguite in posizione chinata. Si tratta di un ballo nato nel dopoguerra ed eseguito solo ed esclusivamente a Bologna.
Si dice che nacque come variazione della polka classica, in un periodo in cui le donne non frequentavano ancora le balere. Sicuramente è una danza che richiede un grandissimo sforzo fisico ed è ballata tipicamente da due ballerini maschi che, portandosi in posizione chinata durante le fasi di sviluppo del ballo, mantengono comunque inalterate le figure tipiche di coppia tra uomo e donna.
Sul finire degli anni ’40 si organizzavano vere e proprie competizioni di polka chinata sotto i portici bolognesi, nelle sale da ballo e nelle Case del Popolo!

Oggi sono pochissimi i ballerini che sanno danzare questo ballo tipico.
Ma negli ultimi anni la polka chinata vive di nuova vita grazie soprattutto al progetto “Save the last dance for me” del coreografo Alessandro Sciarroni, Leone d’oro alla Biennale di Danza 2019, che durante il Santarcangelo Festival di 3 anni fa insegnò i passi della polka chinata all’interno di un laboratorio aperto ai visitatori del festival.
Quest’anno la polka a chinéin è stata protagonista anche del videoclip “Ci abbracciamo” del cantautore emiliano Vasco Brondi.

Io vi lascio con una performance tradizionale eseguita nella sala dell’Archiginnasio di Bologna in occasione della creazione del Fondo Leonildo Marcheselli e ballata da Antonio Clemente e Loris Brini, fino a qualche anno fa gli unici a saper interpretare questa antica disciplina:

Infine una chicca: al Centro sociale della Pace di via del Pratello si trova un murale dedicato alla Filuzzi e alla polka chinata. È lungo più di sei metri ed è stato realizzato dall’artista italiana Ale Senso, su idea di Paolo Marcheselli, di cui vi lascio un’intervista che racconta più da vicino questa storia.

Per approfondire:

Il ballo liscio in Emilia Romagna ed il fenomeno bolognese della “filuzzi”

Liscio Bolognese

“Tòtt a Balèr” di Marco e Paolo Marcheselli, ed. Minerva

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