L’esigenza della cultura popolare

Tra il 9 e l’11 gennaio 1953, al Teatro comunale di Bologna, si svolge il II congresso nazionale della cultura popolare.

A testimoniare la vivacità del movimento i dati: durante la 3 giorni, si svolsero 3 riunioni plenarie, accanto a cui lavorarono 11 commissioni, che contarono circa 250 interventi.
Tra i 1200 convenuti, il 20% svolgeva il mestiere di insegnante, per il 19% erano impiegati, operai e contadini erano rappresentati al 23%, mentre il 10% dei partecipanti era studente. Tutti i delegati rappresentavano un pezzo di mondo della cultura: associazioni teatrali e cinematografiche, circoli culturali, biblioteche…

Tra i convenuti anche sindacalisti e politici.
Particolarmente interessante e aprezzato l’intervento di Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della Cgil, che sottolineò l’importanza della cultura come strumento di liberazione delle masse popolari e lavoratrici. Ricordiamo anche le parole dell’On. Emilio Sereni per eliminare ogni contrapposizione tra cultura popolare e cultura degli intellettuali, auspicando uno scambio fecondo e costante mediato dalle conquiste sociali che rendono il folclore popolare vivo e attivo.

Il Vicepresidente del Senato e Ministro della Pubblica Istruzione, On. Enrico Molè, tenne un accorato discorso di chiusura della seconda plenaria.


Pronunciò parole alte e, ahimè, ancora attuali:

“Perché questa esigenza di cultura popolare è così viva e imperiosa? Perché uomini di tutte le attività, di tutti gli strati sociali, di tutti i partiti sono qui convenuti per affermare questa esigenza e studiare i mezzi più idonei per soddisfarla?
Signori, io pongo la domanda, ma è evidente la risposta. Perché provvedono ad un’esigenza di vita.Attraverso la cultura è la democrazia che si difende. Cultura popolare e democrazia sono due termini che si condizionano, si completano, s’identificano.

Diffidate di coloro che mostrano rancore per il culturame, come con frase di dispregio collettivo definiscono le attività intellettuali. Perché come l’ignoranza delle masse dissociate e bisognose è lo strumento della servitù collettiva, la cultura delle masse organizzate è lo strumento della libertà collettiva.”

Per approfondire la biografia dell’On. Molè: http://www.icsaicstoria.it/mole-enrico/

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